Preoccupazioni ossessive durante l’isolamento: come gestirle

Federazione
L’isolamento cui siamo costretti dal coronavirus può limitare lo spazio di azione di tante persone e modificarne notevolmente la routine e la struttura della giornata. A ciò possono aggiungersi preoccupazioni persistenti che affollano l’intero arco della giornata.

Di solito le preoccupazioni hanno al fondo una giustificazione appropriata. Se però notate che le ansie vi stanno sfuggendo di mano, dando luogo a catene incontrollabili di preoccupazioni, queste strategie possono esservi d’aiuto.

1. Riconoscere la presenza di preoccupazioni incontrollabili

  • Stati incontrollabili di ansia danno origine a catene di preoccupazioni che spesso percepiamo come minacciose e pericolose. Provate a convincervi che l’incertezza insita nella preoccupazione potrebbe essere più minacciosa della catena stessa.
  • Le catene di preoccupazioni danno un focus ai pensieri. Spesso le preoccupazioni si accompagnano all’ipotesi che le cose possono cambiare e che una grossissima fetta di responsabilità per questi cambiamenti è nelle nostre mani. Cercate di convincervi che, se non siamo onnipotenti, è anche vero che non siamo impotenti.
  • Spesso, nel loro manifestarsi, le preoccupazioni ci indicano anche quali aspetti hanno per noi rilevanza nella vita, quanto importanti sono per noi certe persone o quali ambiti ci stanno particolarmente a cuore e vorremmo rendere oggetto del nostro impegno.  

2. Ridurre la tensione

Può darsi che, riducendo la tensione fisica, si attenuino anche le preoccupazioni.  

  • Attività motoria: cercate di praticare sufficiente attività fisica nonostante le restrizioni. Spesso, muovendoci, facciamo «prendere aria» anche alla testa.
  • Relax: ci sono diversi modi per rilassarsi. Ad alcuni individui basta sedersi e ascoltare musica, altri fanno yoga o meditano. Per ridurre il livello di tensione, funzionano, in modo analogo, anche le tecniche di attivazione della tensione e di successivo rilassamento, praticabili per esempio con leggeri esercizi di stretching oppure con il cosiddetto metodo del «rilassamento muscolare progressivo».

3. Mettere in discussione i pensieri all’origine delle preoccupazioni

  • Quando le preoccupazioni si fanno ossessive, la prima strategia da attuare è quella di metterne in discussione la probabilità. Ricordatevi che i vostri pensieri sono supposizioni e non fatti. Le probabilità che le cose stiano davvero così sono in tanti casi inferiori a quello che sembra. Certo, il rischio non è neanche nullo.
  • La seconda strategia è quella di pensare a interpretazioni alternative, altrettanto probabili. Cercate di trovare quante più interpretazioni alternative possibili. Il pensiero originario vi apparirà probabilmente meno minaccioso.
  • La terza strategia è quella di condurre mini-esperimenti. Se per esempio tendete a chiamate i vostri parenti due volte al giorno per accertarvi che stiano bene, potete provare a vedere se stanno ancora bene anche chiamandoli una sola volta al giorno. È possibile che la salute dei vostri cari non dipenda dalle vostre chiamate.

4. Gestione del tempo

  • Attenersi al programma della giornata. Date alla vostra giornata una routine e una struttura e sforzatevi di mantenerle. Continuate a fare quelle cose che generalmente vi piace fare (cucinare bene, creare, chiacchierare, scrivere il diario...).
  • Cercate di delegare le responsabilità e di farvi aiutare. Può darsi che ci siano familiari, vicini di casa o colleghi di lavoro pronti a svolgere per voi parte del lavoro che attualmente fate da soli. Anche per loro è importante tenersi impegnati. 
  • Dire no. Cercate di prendervi ogni tanto un po’ di tempo per voi stessi e non abbiate paura di dire quando è troppo. Concedetevi la possibilità di ritirarvi nel vostro spazio.

Fonte: prof. dott. Christoph Flückiger, Università di Zurigo

Commenti

Aggiungi un commento