Richiesta di sostegno psicologico in ulteriore aumento durante la seconda ondata della pandemia

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Durante la seconda ondata della pandemia da Covid-19 lo stress psicologico è aumentato significativamente. È quanto emerge da un’indagine condotta dalle associazioni FSP, ASP e SBAP cui hanno preso parte 1700 psicologhe e psicologi. Due psicoterapeuti su tre fra coloro che hanno risposto al questionario riportano di dover regolarmente respingere persone con problemi psichici che avrebbero bisogno di una terapia, perché non hanno sufficienti disponibilità per supportarle. Altro dato allarmante: oltre l’80% degli psicoterapeuti esercitanti in proprio dichiara di avere pazienti in difficoltà che rinunciano alla terapia per ragioni finanziarie. Urge dunque assolutamente colmare quelle lacune del servizio assistenziale che erano state già individuate prima della pandemia.

La seconda ondata della pandemia da Covid-19 ha ulteriormente peggiorato le condizioni di salute psichica della popolazione svizzera. In un’indagine cui hanno partecipato 1700 psicologhe e psicologi, il 60% degli intervistati riporta un ulteriore aumento del carico di lavoro da settembre 2020. Due terzi degli psicoterapeuti si ritrovano regolarmente a dover respingere richieste o a indirizzarle verso altri centri per mancanza di disponibilità.

Quasi il 90% degli intervistati riferisce un peggioramento dei nodi problematici e dei sintomi nel corso della pandemia o il manifestarsi di nuovi problemi e sintomatologie dovuti all’attuale condizione di stress. Tra i più citati ci sono: stati di depressione, disturbi d’ansia e disturbi ossessivo-compulsivi, problemi in famiglia/nella relazione di coppia e problemi sul lavoro e a scuola. Il 22% dichiara di aver riscontrato un aumento della suicidalità.

Il quadro delineatosi è, per gli psicologi, allarmante. «L’assistenza psicoterapeutica in regime ambulatoriale denotava carenze già prima della pandemia. Nelle regioni rurali e nei casi in cui a essere colpiti erano bambini e adolescenti, l’attesa per intraprendere una terapia arrivava fino a sei mesi», afferma Yvik Adler, co-presidente della Federazione Svizzera delle Psicologhe e degli Psicologi (FSP). «Con la pandemia la domanda è cresciuta ulteriormente. Ma i disturbi psichici, se non trattati negli stadi iniziali, possono cronicizzarsi e produrre danni duraturi, con tutte le spese che ciò comporta», afferma Stephan Wenger, co-presidente della FSP. 

Rinuncia alla terapia per ragioni finanziarie

Un dato che desta particolare preoccupazione è quell’86% di psicoterapeuti liberi professionisti che dichiara di ricevere regolarmente richieste di persone in difficoltà psichica che rinunciano alla terapia perché non possono permettersela. Ancora, tanti pazienti sono costretti a interrompere prematuramente la terapia per motivi finanziari. L’assistenza dispensata da psicoterapeuti esercitanti autonomamente non può essere coperta dall’assicurazione di base, per cui i pazienti devono pagare la terapia di tasca propria (si veda box in basso). «È un problema che bisogna assolutamente risolvere», afferma Gabriela Rüttimann, presidente dell’Associazione svizzera degli psicoterapeuti (ASP). «Introducendo il modello di prescrizione per la psicoterapia fornita da psicologi anche le prestazioni fornite da psicoterapeuti liberi professionisti potrebbero essere coperte dall’assicurazione di base. Aumenterebbero così anche i posti a disposizione per effettuare un percorso psicoterapeutico a spese dell’assicurazione di base.»

Un progetto per l’introduzione del modello di prescrizione esiste già dall’estate del 2019; anche la procedura di consultazione è conclusa. Si attende solo la decisione del Consiglio federale, annunciata per il primo trimestre del 2021. «Ci aspettiamo ora che il Consiglio federale agisca con tempestività», afferma Christoph Adrian Schneider, presidente della Associazione professionale svizzera della psicologia applicata (SBAP). «Non è possibile che persone affette da problemi psichici debbano rinunciare per motivi economici a una terapia necessaria ed efficace che gioverebbe non solo alla loro salute, ma anche alla comunità in generale per via degli elevati costi che permetterebbe di risparmiare.» Intervenendo con la terapia negli stadi iniziali si possono produrre risparmi per circa 500 milioni di franchi all’anno: nelle aziende per la riduzione delle perdite di produzione conseguente alla riduzione delle assenze dal lavoro (assenteismo) e delle ore improduttive di presenza (presenteismo), nell’assicurazione di base per la riduzione dei trattamenti in regime stazionario e nelle assicurazioni sociali perché si prevengono disoccupazione e invalidità.

Modello di delega vs. modello di prescrizione

Allo stato attuale l’assicurazione di base si assume i costi delle sedute psicoterapeutiche ambulatoriali soltanto se eseguite da uno psichiatra o da uno psicologo psicoterapeuta con contratto d’impiego presso un medico. Il cosiddetto modello della delega limita il numero di posti di psicoterapia finanziati dall’assicurazione di base a disposizione.

Il modello della prescrizione prevede la possibilità per gli psicologi psicoterapeuti indipendenti di eseguire sedute psicoterapeutiche con presa in carico dei costi da parte dell’assicurazione di base, purché prescritte da un medico. In un contesto di questo tipo, i medici di famiglia potrebbero prescrivere un trattamento psicoterapeutico e il paziente scegliersi liberamente lo psicoterapeuta presso cui eseguirla.

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