Solitudine paradossale nell’anzianità

Dieter Schürch
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Da un recente studio condotto nel Ticino emerge che il sentimento di solitudine negli anziani è più accentuato nelle periferie urbane che nelle valli isolate.

Di fronte al netto aumento dell’aspettativa di vita, gli autori di un recente studio intitolato Générations solidaires – Generazioni solidali , hanno introdotto la nozione di «quarta età», alla quale si accompagna la necessità di ridefinire il concetto di solidarietà intergenerazionale. Per gli autori la solidarietà si profila come un’esigenza, in quanto: “Vivere a lungo significa fare il lento apprendimento della solitudine…. È questa una realtà molto probabile in una società caratterizzata dalla mobilità geografica, la mobilità professionale (dei figli e dei nipoti), le incertezze del mercato dell’alloggio, le fragilità delle coppie e la frequenza delle separazioni ad ogni età. La solitudine non è scelta, ma imposta a molti nostri contemporanei; essa diventerà presto intollerabile senza la creazione di una organizzazione sociale che stimola gli incontri, gli scambi, una vita di prossimità, ecc.”

Nel 2017, su mandato del Consiglio svizzero degli anziani, con il sostegno dei comuni coinvolti, abbiamo assunto l’incarico di svolgere una ricerca per conoscere la condizione di vita delle persone anziane in due regioni periferiche: le valli Onsernone e Muggio.
Lo studio ha avuto, in modo particolare, lo scopo di capire fino a che punto l’isolamento geografico e sociale, derivato dalla forte migrazione delle fasce più giovani della popolazione verso i centri, provoca stati e sentimenti di solitudine.

Un’ipotesi smentita
La ricerca è stata condotta interpellando un campione rappresentativo della popolazione anziana con oltre 100 persone in Valle Onsernone e circa 130 in Valle di Muggio (circa il 60% della popolazione anziana). Sono stati condotti colloqui della durata minima di un’ora, registrati e trascritti per rilevare gli aspetti ricorrenti. Oltre a ciò, un questionario ha permesso di raccogliere dati dal punto di vista quantitativo.

L’esito della ricerca ha in parte smentito l’ipotesi iniziale che prevedeva di trovare nelle due vallate forme particolarmente acute di isolamento con effetti sullo stato di vulnerabilità delle persone. In realtà, nelle regioni più isolate, e in contesti abitativi particolarmente difficili, le persone anziane, tendono ad attivare forme di solidarietà e di reciproco sostegno.

Paradossalmente, sentimenti di esclusione, di abbandono sociale, di estraneazione, con profondi sentimenti irreversibili di solitudine, si sono riscontrati nelle zone abitate delle periferie delle agglomerazioni (ad esempio Mendrisio e Chiasso). Questi territori, in cui prevalgono le abitazioni monofamiliari, sono per gli anziani luoghi in cui la persona percepisce la condizione paradossale di uno stato di anonimato sociale. I servizi, che sono alla portata di tutti (supermercati, banca, posta, trasporti…), provocano, a volte in modo estremo, il sentimento di essere, in apparenza al centro del mondo, senza tuttavia disporre di una rete di rapporti che sappia confermare l’appartenenza ad una comunità.  
 

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Ricerca presenza e distanza in regioni periferiche (2019).  LISS: Ponte Capriasca.

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